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mercoledì 1 luglio 2009
16:13 | Pubblicato da
Massimiliano Ferretti |
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Facendo seguito al post pubblicato il 10 giugno scorso, in cui riflettevo in merito ai doveri genitoriali, mi dedicherò oggi ad un breve commento del “Patto educativo di corresponsabilità” in quanto i due argomenti a mio avviso sono, purtroppo, correlati.
Tale istituto è previsto dall'art 3 del D.P.R.n.235 del 21 novembre del 2007 che, seguendo lo schema tipico del “Gioco dell'Oca” caratteristico della tecnica normativa in uso nel nostro Paese, è andato ad inserire l'art. 5 bis al D.P.R.. 24 giugno 1998 n.249.
In altri termini, alle norme già previste statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria è andato ad aggiungersi un quid pluris -l'art. 5 bis- la cui rubrica s'intitola “Patto educativo di corresponsabilità” ed il cui letterale tenore è il seguente: “Contestualmente all'iscrizione alla singola istituzione scolastica, e' richiesta la sottoscrizione da parte dei genitori e degli studenti di un Patto educativo di corresponsabilità, finalizzato a definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie”
Orbene, se le parole hanno un significato come io credo, con tale norma si è voluto espressamente prevedere l'obbligatorietà della stipulazione di un vero e proprio contratto con il quale i genitori, gli alunni e l'Istituzione scolastica si assumono reciprocamente determinati diritti e doveri a fini educativi cosa che, a mio avviso risulta criticabile per un duplice ordine di motivi.
In primo luogo, confermando quanto già espresso nel post del 10 giugno, ritengo frustrante che si sia avvertita la necessità di mettere per iscritto dei diritti-doveri che, vista la loro concreta identificazione (puntualità dei docenti, loro attenzione alla sicurezza degli allievi, dovere di perseguire la trasparenza dell’amministrazione nella quale sono in organico, rispetto degli studenti per i compagni, per il personale della scuola, per le diversità personali e culturali, per la sensibilità altrui, per gli ambienti, gli spazi e gli arredi della scuola) sono stati in passato pacificamente e tacitamente condivisi dagli uni e dagli altri.
Le ragioni della frustrazione cui accennavo traggono origine dal fatto che anche il sottoscritto è stato studente e, pur non essendo mai stato respinto ma per un'attitudine al “cazzeggio” mautrata nel periodo universitario, per un periodo protrattosi oltre 20 anni nell'arco dei quali -come credo molti di coloro che stanno leggendo- ha avuto insieme ai propri Insegnanti ben presenti quei diritti-doveri cui sopra accennavo senza che vi fosse alcuna necessità di un impegno scritto a futura memoria.
In altre parole era tutto molto semplice ed immediato: gli Insegnanti insegnavano (chi più chi meno, chi meglio chi peggio) e gli studenti studiavano o, diversamente, bocciavano per scarso impegno, scarsa attitduine agli studi o per scarsa attitudine al rispetto di quelle regole che nessuno ti spiegava ma che tutti sapevano quali fossero poiché si fondavano su valori condivisi inculcati nell'alunno dalla famiglia prima ancora di raggiungere l'età scolare (la Maestra ha sempre ragione, non ci si picchia se non per difendersi, non si rompono gli oggetti che siano tuoi, di altri o della Scuola, ecc. ecc.).
Il fatto che oggi si avverta la necessità di prevedere l'obbligatorietà della sottoscrizione di un “Patto educativo di corresponsabilità” induce a ritenere che oggi, putroppo, determinati valori quali quelli citati non sono certamente condivisi ma, soprattutto, che il sistema scolastico, anziché continuare a “fornire il servizio” presumendo la sussistenza e la necessità di ripetto degli stessi, si arrende all'evidenza tentando di sollecitare negli alunni e nei loro genitori una sensibilità che, evidentemente, si è irrimediabilmente persa.
Il secondo motivo per il quale non condivido la necessità di un tale istituto risiede nel fatto che, ancora una volta, si dia eccessivo peso alla funzione educativa dell'Istituzione scolastica.
Intendiamoci, io non ritengo che tale funzione non possa o non debba esser esercitata nelle aule scolastiche, penso soltanto che la Scuola in primo luogo deve Insegnare avendo ben presente la propria funzione sussidiaria in punto di educazione rispetto alla famiglia.
E' chiaro che i figli studiando maturano anche grazie alle relazioni instaurate con i loro precettori ed agli insegnamenti da questi ultimi impartiti, quello che voglio dire è che la Scuola deve perseguire innanzitutto il proprio obiettivo precipuo pretendendo un comportamento rispettoso e corretto da parte degli alunni che deve esser loro inculcato principalmente dai genitori. Qualora, per fatti addebitabili ai più svariati motivi -decadenza dei costumi, limiti soggettivi del singolo individuo e/o del suo nucleo familiare, ec. ecc.- l'alunno non raggiunga risultati soddisfacenti in termini di rendimento e/o comportamento scolastico, deve essere respinto senza che la concessione di qualsivoglia “attenuante sociologica” possa contribuire al raggiungimento di un risultato diverso anche perchè, diversamente, si farebbe indubbiamente torto a tutti coloro che, “motu proprio” o magari aiutati dal lavoro svolto a monte dai propri genitori, hanno compreso che i successi scolastici si raggiungono attraverso l'impegno ed il rispetto intesi nel senso più lato possibile.
Quanto appena detto è a mio avviso ancor più logico sol che si tenga conto che il Patto in esame è destinato agli studenti della scuola secondaria, ossia a soggetti che: I°) si presume che abbiano acquisito capcità intendere e volere tant'è vero che per il nostro codice penale risultano imputabili salvo che si provi il contrario; II°) liberi dall'obbligo scolastico, decidono comunque di proseguire negli studi approssimandosi nei futuri quatttro anni al raggiungimento della maggiore età.
Concludendo, ritengo che il diritto allo studio sia sacrosanto solo ove per questo si intenda che tutti debbono avere la possibilità di accedere agli studi. Non sono d'accordo invece nell'interpretare tale diritto nel senso che, anche chi non abbia e non dimostri di avere effettivo interesse e/o capacità di conseguire il diploma deve essere comunque incentivato o aiutato oltre misura per poterlo conseguire.
Tale istituto è previsto dall'art 3 del D.P.R.n.235 del 21 novembre del 2007 che, seguendo lo schema tipico del “Gioco dell'Oca” caratteristico della tecnica normativa in uso nel nostro Paese, è andato ad inserire l'art. 5 bis al D.P.R.. 24 giugno 1998 n.249.
In altri termini, alle norme già previste statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria è andato ad aggiungersi un quid pluris -l'art. 5 bis- la cui rubrica s'intitola “Patto educativo di corresponsabilità” ed il cui letterale tenore è il seguente: “Contestualmente all'iscrizione alla singola istituzione scolastica, e' richiesta la sottoscrizione da parte dei genitori e degli studenti di un Patto educativo di corresponsabilità, finalizzato a definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie”
Orbene, se le parole hanno un significato come io credo, con tale norma si è voluto espressamente prevedere l'obbligatorietà della stipulazione di un vero e proprio contratto con il quale i genitori, gli alunni e l'Istituzione scolastica si assumono reciprocamente determinati diritti e doveri a fini educativi cosa che, a mio avviso risulta criticabile per un duplice ordine di motivi.
In primo luogo, confermando quanto già espresso nel post del 10 giugno, ritengo frustrante che si sia avvertita la necessità di mettere per iscritto dei diritti-doveri che, vista la loro concreta identificazione (puntualità dei docenti, loro attenzione alla sicurezza degli allievi, dovere di perseguire la trasparenza dell’amministrazione nella quale sono in organico, rispetto degli studenti per i compagni, per il personale della scuola, per le diversità personali e culturali, per la sensibilità altrui, per gli ambienti, gli spazi e gli arredi della scuola) sono stati in passato pacificamente e tacitamente condivisi dagli uni e dagli altri.
Le ragioni della frustrazione cui accennavo traggono origine dal fatto che anche il sottoscritto è stato studente e, pur non essendo mai stato respinto ma per un'attitudine al “cazzeggio” mautrata nel periodo universitario, per un periodo protrattosi oltre 20 anni nell'arco dei quali -come credo molti di coloro che stanno leggendo- ha avuto insieme ai propri Insegnanti ben presenti quei diritti-doveri cui sopra accennavo senza che vi fosse alcuna necessità di un impegno scritto a futura memoria.
In altre parole era tutto molto semplice ed immediato: gli Insegnanti insegnavano (chi più chi meno, chi meglio chi peggio) e gli studenti studiavano o, diversamente, bocciavano per scarso impegno, scarsa attitduine agli studi o per scarsa attitudine al rispetto di quelle regole che nessuno ti spiegava ma che tutti sapevano quali fossero poiché si fondavano su valori condivisi inculcati nell'alunno dalla famiglia prima ancora di raggiungere l'età scolare (la Maestra ha sempre ragione, non ci si picchia se non per difendersi, non si rompono gli oggetti che siano tuoi, di altri o della Scuola, ecc. ecc.).
Il fatto che oggi si avverta la necessità di prevedere l'obbligatorietà della sottoscrizione di un “Patto educativo di corresponsabilità” induce a ritenere che oggi, putroppo, determinati valori quali quelli citati non sono certamente condivisi ma, soprattutto, che il sistema scolastico, anziché continuare a “fornire il servizio” presumendo la sussistenza e la necessità di ripetto degli stessi, si arrende all'evidenza tentando di sollecitare negli alunni e nei loro genitori una sensibilità che, evidentemente, si è irrimediabilmente persa.
Il secondo motivo per il quale non condivido la necessità di un tale istituto risiede nel fatto che, ancora una volta, si dia eccessivo peso alla funzione educativa dell'Istituzione scolastica.
Intendiamoci, io non ritengo che tale funzione non possa o non debba esser esercitata nelle aule scolastiche, penso soltanto che la Scuola in primo luogo deve Insegnare avendo ben presente la propria funzione sussidiaria in punto di educazione rispetto alla famiglia.
E' chiaro che i figli studiando maturano anche grazie alle relazioni instaurate con i loro precettori ed agli insegnamenti da questi ultimi impartiti, quello che voglio dire è che la Scuola deve perseguire innanzitutto il proprio obiettivo precipuo pretendendo un comportamento rispettoso e corretto da parte degli alunni che deve esser loro inculcato principalmente dai genitori. Qualora, per fatti addebitabili ai più svariati motivi -decadenza dei costumi, limiti soggettivi del singolo individuo e/o del suo nucleo familiare, ec. ecc.- l'alunno non raggiunga risultati soddisfacenti in termini di rendimento e/o comportamento scolastico, deve essere respinto senza che la concessione di qualsivoglia “attenuante sociologica” possa contribuire al raggiungimento di un risultato diverso anche perchè, diversamente, si farebbe indubbiamente torto a tutti coloro che, “motu proprio” o magari aiutati dal lavoro svolto a monte dai propri genitori, hanno compreso che i successi scolastici si raggiungono attraverso l'impegno ed il rispetto intesi nel senso più lato possibile.
Quanto appena detto è a mio avviso ancor più logico sol che si tenga conto che il Patto in esame è destinato agli studenti della scuola secondaria, ossia a soggetti che: I°) si presume che abbiano acquisito capcità intendere e volere tant'è vero che per il nostro codice penale risultano imputabili salvo che si provi il contrario; II°) liberi dall'obbligo scolastico, decidono comunque di proseguire negli studi approssimandosi nei futuri quatttro anni al raggiungimento della maggiore età.
Concludendo, ritengo che il diritto allo studio sia sacrosanto solo ove per questo si intenda che tutti debbono avere la possibilità di accedere agli studi. Non sono d'accordo invece nell'interpretare tale diritto nel senso che, anche chi non abbia e non dimostri di avere effettivo interesse e/o capacità di conseguire il diploma deve essere comunque incentivato o aiutato oltre misura per poterlo conseguire.
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